Le disuguaglianze non sono inevitabili

iniquità

Il dossier di febbraio di POPOLI e MISSIONE ci ricorda che gli squilibri tra ingiustizie sociali, speculazioni, ricchezza e povertà, i cambiamenti climatici e la massa di rifugiati che chiede asilo e pace nel mondo sono solo alcune delle sfide che – sul finire del secondo decennio del duemila – continuano a restare preponderanti sugli scenari geopolitici internazionali. Dall’altra parte troviamo papa Francesco che continua a gridare al mondo l’uguaglianza tra gli uomini e il bisogno di pace e giustizia. Lui, infatti, afferma che: «La diseguaglianza e lo sfruttamento non sono una fatalità e neppure una costante storica. Non sono una fatalità perché dipendono, oltre che dai diversi comportamenti individuali, anche dalle regole economiche che una società decide di darsi. Si pensi alla produzione dell’energia, al mercato del lavoro, al sistema bancario, al welfare, al sistema fiscale, al comparto scolastico. A seconda di come questi settori vengono progettati, si hanno conseguenze diverse sul modo in cui reddito e ricchezza si ripartiscono tra quanti hanno concorso a produrli. Se prevale come fine il profitto, la democrazia tende a diventare una plutocrazia in cui crescono le diseguaglianze e anche lo sfruttamento del pianeta».